Il viaggio verso la Thailandia è stato lunghissimo.
Sono partita da Bruxelles giorno 12 gennaio e ho dormito una notte a Milano.
Giorno 13 gennaio alle 12 ho dovuto lasciare l’albergo e l’aereo per Bangkok sarebbe partito la sera alle 21.30.
Non sapevo cosa fare e dove andare. Così ho passato 9 ore in aeroporto semplicemente aspettando.
Le prime tre ore ho lavorato utilizzando l’improbabile wi-fi dell’aeroporto. Alle 15 in punto ho chiuso il tutto e lì ha avuto inizio l’attesa vera e propria.
Aspettare negli aeroporti aspettare non è cosí noioso. Osservare le persone è divertente: persone che viaggiano con valigie grandissime, altre solo con uno zaino. Ci sono le famiglia chiassose, e i solitari in un angolo.
Esistono viaggiatori pazienti, che restano seduti anche ore, e poi ci sono gli irrequieti. Quelli che si siedono, poi si alzano e guardano il tabellone. Fanno una passeggiata, bevono un caffè.
Chissà dove vanno queste persone? Viaggiano per piacere? Per lavoro? Vogliono salire su questo aereo? Oppure sono stati costretti da circostanze esterne?
Mi perdo in questi pensieri e invento le storie più disparate.
Dopo due ore e mezza di people-watching arriva la mia compagna di viaggio: la Milli/ Pantaloni cargo, felpa nera con cappuccio, sneakers bianche e coda di cavallo.
Sono nove mesi che non la vedo, eppure sembra ieri. Che bella è!
Il saluto dei suoi genitori è tenero. Visi preoccupati e un po’ ansiosi, ma i suoi sembrano persone tranquille ormai abituati alle partenze della figlia. Nessuna sceneggiata napoletana come ogni volta che saluto i miei prima di ripartire.
Lasciamo subito gli zaini al check-in, passiamo i controlli e proviamo a rilassarci. Non ci riusciamo molto.
Stiamo partendo per un posto sconosciuto, è la prima volta in Asia per entrambe. Quello che ci preoccupa di più è la connessione ad internet. Sarà abbastanza potente per permetterci di lavorare senza problemi? Non lo sappiamo ed è inutile pensarci adesso, ma si sa non sempre il cervello fa la cosa piú giusta e razionale.
Passiamo le ore a leggere, cazzeggiare, parlare del più e del meno.

Alle 21 siamo già in aereo. Milli lato finestrino, io lato centrale. Quando l’aereo decolla tratteniamo entrambe il fiato, ma dura poco. Il rumore di sottofondo dei motori è come una ninna nanna ed entriamo in uno strano torpore. Quello tipico dei lunghi viaggi.
Questo viaggio durerà in totale circa 15 ore divise in due tratte: Milano-Muscat. Scalo di circa due ore. Muscat-Bangkok.
Ora di partenza 21.30. Ora di arrivo 17.45 (ore locali).
Le prime sei ore passano senza troppi problemi, dormendo per la maggior parte.
Penso che sia meglio partire di notte per lunghi viaggi, perché è più facile conciliare il sonno.
Arriviamo in Oman che è ancora notte. Per fortuna non dobbiamo preoccuparci dei bagagli. Soltanto effettuare di nuovo i controlli.
L’aeroporto di Muscat é nuovissimo, non sembra nemmeno reale. Però ci sono pochissimi viaggiatori in giro, forse perchè è notte.

Io e la Milli ci sentiamo subito osservate: siamo le uniche due donne in viaggio non accompagnate da almeno un uomo.
Sono sguardi indiscreti a dire il vero, mi distraggo osservando i loro vestiti bianchi, i copricapo arabi fatti con una kefiah.
Prima di passare i controlli, cerchiamo un modo per connetterci ad internet: il segnale wi-fi c’è, però per la connessione vera e propria bisogna scannerizzare il proprio passaporto presso una macchinetta speciale che, dopo la scansione fornisce un codice.
Senza esitazione scannerizzo il mio passaporto, meglio essere schedati nei database dell’Oman piuttosto che affrontare l’ira di mia madre se non mi faccio viva agli stop previsti.
Non mi stupisco nel constatare che i controlli sono ormai uguali in tutto il mondo: togli il computer, l’ebook-reader, i diversi cavi. I liquidi vanno tolti e messi in un cestello a parte. Ricordati di togliere la cintura. E le scarpe? No no, le scarpe vanno bene. Sono semplici sneakers non stivali.
Siamo finalmente sedute sul secondo aereo: destinazione finale Bangkok. Dormire è un po’ più difficile in questo caso: secondo il nostro fuso orario è ormai giorno, e l’agitazione inizia a fari sentire.
Quando l’aereo è in alto nel cielo, il rumore dei motori ci culla e piano piano scivoliamo in un sonno. Un sonno agitato e poco profondo.
Dopo quella che mi sembra un’eternità la Milli tocca un braccio piano piano: stiamo per atterrare.
Ore locali 17.45, l’aereo atterra in perfetto orario.

Io e la Milli ci scambiamo uno sguardo che racchiude tutto quello che stiamo provando: paura, eccitazione, stanchezza.
Però ce l’abbiamo fatta, siamo appena arrivate a Bangkok. Che l’avventura abbia inizio!