Da quando viaggio tanto, ho capito che non esiste un luogo bello o brutto in assoluto, buono o cattivo.
Tutto dipende da dove veniamo, da cosa siamo abituati a vedere, da cosa ci piace e soprattutto da cosa ci fa sentire a nostro agio.
Quello che però posso affermare con una certa oggettività è che Bangkok è una città caotica, chiassosa e confusionaria.
Siamo arrivate all’aeroporto di Bangkok Suvarnabh dopo oltre venti ore di viaggio.
Eppure la Thailandia ci ha accolto bene, molto meglio del previsto.
Non solo per i sorrisi e la gentilezza delle persone: ma perchè in meno di un’ora siamo riuscite a fare tutto quello che si fa solitamente quando si arriva in un nuovo paese: fila dei controlli passati in meno di mezz’ora,, ritiro bagagli rapido.
Infine cambio dei soldi in valuta locale (il baht) e acquisto della sim locale (spoiler il 5g qui prende benissimo praticamente dappertutto).
Usciamo dall’aeroporto alla ricerca di un taxi. Anche prendere i taxi all’aeroporto di Bangkok è semplice.
Al piano terra, seguendo i cartelli con la scritta “taxi” si arriva in uno spiazzo.
Bisogna mettersi in fila, ritirare il numero dall’apposito distributore e quando è il proprio turno, il taxi associato al vostro numero vi fará segno.


Imbarchiamo gli zaini nel cofano e ci sediamo sui sedili posteriori.
Il viaggio dall’aeroporto al nostro hotel (che si trova nel quartiere di Sukhumvit) dura circa 50 minuti.
Il traffico a Bangkok è confusionario, macchine e motorini dappertutto: la precedenza non si dà, la precedenza si prende con la forza!
Se ci aggiungi che guidano a sinistra (come in Gran Bretagna) vedrai che l’effetto wow è assicurato.
Molte persone trovano il modo di guidare dei thailandesi assurdo e pericoloso, io invece ho trovato più strana la guida a sinistra e mi sono trovata a mio agio nel caos del traffico.
Forse perché a Cosenza non si guida in modo poi tanto differente.
Sukhumvit è famoso per essere il quartiere dove alloggiano i farang (come vengono chiamati i turisti occidentali dai thailandesi), le prostitute, i trans ed è uno dei quartieri del divertimento sfrenato.
Passeggiando per Bangkok si vedono cavi elettrici sospesi per aria.
È uno spettacolo curioso e mi chiedo ogni volta come fa a funzionare l’elettricità e soprattutto come possono sistemare i guasti che si producono sulla linea.
Non c’è che dire, ci vuole una certa destrezza per far funzionare le cose in questo caos.

Ci sono tuk tuk ovunque che vi offrono i loro servigi chiedendo ogni volta che si passa lí vicino: “tuktuk?” e la mia risposta (che fa ridere solo me lo ammetto) è “chi è?”
Ci sono bancarelle che vendono cibo in ogni angolo: ci sono alcuni tipi di spiedini, pesce arrostito, insetti, ma anche tanta frutta e diversi tipi di riso.

Automobili, motorini e qualsiasi altro mezzo possa venirvi in mente sfrecciano continuamente per tutte le vie principali e non della città.
Un particolare tipo di mezzo utilizzato è il motorino a cui attaccano “un’estensione” sulla sinistra. Così il motorino diventa un tre ruote in cui si può trasportare di tutto.
In queste condizioni anche attraversare la strada è un’avventura: però molto presto si fa l’abitudine anche a questo.
Quello che più mi ha sconvolto a Bangkok è la prostituzione dilagante, soprattutto nel quartiere di Sukhumvit.
Dappertutto si incontrano donne che offrono i loro servizi, locali specializzati dove le ragazze cercano di accaparrarsi il miglior farang.
La cosa peggiore è vedere questi uomini ultrasessantenni in giro per Sukhumvit.
Sembrano dei cacciatori in cerca della prossima preda. E sono persone della peggior specie perché non si limitano a cercare delle prostitute ma fanno catcalling anche ad altre ragazze e donne: turiste, viaggiatrici o ragazze locali.
Vengono soprattutto dalla Germania e dalla Russia a dare sfogo ai loro peggiori istinti. Ci provassero ad effettuare catcalling nelle loro città di origine, verrebbero asfaltati in meno di tre secondi.
E questi cosiddetti “uomini” sono gli stessi che poi sui social si sfogano chiamano le compatriote “fighe di legno”.
Perchè il problema in Thailandia non è solo la prostituzione, ma si tratta anche di una delle tante perversioni dell’uomo bianco: cercare amanti mansuete, giovani e che non si lamentino troppo. È uno dei meccanismi usati per voler dominare l’altro sesso a tutti i costi. Per approfondire questo aspetto ti consiglio di leggere il libro “Donne in viaggio” di Lucie Azema.
La prostituzione è anche figlia della povertà, ma di questo vi parlerò un altro articolo.
